Tra forum, petizioni e democrazia diretta

Questo mercoledì ho presenziato di persona alla commissione che si è tenuta in Municipio a Gussago per discutere di una petizione giunta sulla scrivania del Sindaco. Il fatto che 169 gussaghesi (nemmeno poi tanti a dire il vero su una popolazione totale di 17mila abitanti, ma poco importa) abbiano sottoscritto la proposta di creare dei Consigli di Frazione mi pareva il segno di un crescente bisogno di partecipazione attiva della cittadinanza alla vita politica del Comune. Il discorso si rivelava tanto più interessante, visto il progetto di pro Lombardia Indipendenza di introdurre forme di democrazia diretta sul territorio gussaghese. Purtroppo, devo dire, tutte queste mie aspirazioni sono state presto deluse.

È stato presto evidente a tutti i presenti che la petizione soggiaceva a motivazioni che non andavano tanto in direzione di una maggiore compartecipazione politica dei cittadini, quanto piuttosto verso una possibile risoluzione al problema della sicurezza. D’altra parte, la promotrice della petizione era la medesima persona che non molti mesi prima ne aveva patrocinata un’altra, nella quale si chiedeva un maggiore sforzo da parte dell’Amministrazione per contrastare il presunto crescente numero di furti nelle abitazioni. Evidentemente delusa da quanto discusso allora, l’intrepida promotrice sottolineava ancora con forza come i gussaghesi fossero prossimi a tenere le fondine vuote e a dormire con le armi cariche sui comodini; asserzione infelice che con un pruriginoso eccessivo buonismo ha “scandalizzato” tutti i consiglieri presenti. Ritengo personalmente anche io che si tratti di un’esagerazione, comunque da non sottovalutare giacché il più delle volte sono le percezioni che istigano le persone ad avere comportamenti affrettati e poco ponderati o, nei casi peggiori, a compiere azioni più nefande. Già troppe giovani tedesche sono state arse vive sui roghi del XVII secolo sulla base di accuse velate di stregoneria. Non sottovalutiamo l’aspetto; non mi addentro di più nel tema, per non divagare in maniera eccessiva.

La discussione della commissione ha proseguito in merito agli strumenti adottabili per una più intensa partecipazione politica della cittadinanza. I non meglio specificati “Consigli di Frazione” sono stati quasi all’unanimità bocciati da tutti i consiglieri, sulla base di cosa non si capisce dal momento che nessuno ha fatto lo sforzo (e cosa grave, nemmeno i petizionisti!) di definirli con precisione. Occorre lungimiranza nell’intraprendere un discorso di questo tenore. Lungimiranza e – permettetemi – volontà. Perché se si adducono ostacoli alla creazione dei Consigli quali la difficoltà di definire i confini delle frazioni o la paura di una fanomatica appesantezza della macchina amministrativa, significa che il progetto non interessa affatto a nessuno fin dal principio. Ci si potrebbe limitare a prendere in mano una mappa catastale, nemmeno poi tanto dettagliata, del Comune e tracciare dei confini oppure, ancora meglio, utilizzare le già esistenti partizioni dei seggi elettorali, che le frazioni sono già belle che individuate. In aggiunta ho sentito pronunciare da un consigliere comunale questa ‘chicca’: «Meglio essere uniti che dividere». Sicuro! Caliamo dall’alto un bello Stato pantocratico che tutto gestisce e tutto domina! Cosa possiamo desiderare di più? In questo modo saremmo affrancati da ulteriori preoccupazioni e non dovremmo nemmeno più interessarci di nulla. Non è certo mia intenzione attribuire simili radicali conclusioni alle parole del suddetto consigliere, ma senza dubbio da esse ne emerge un pensiero che, alla lunga, conduce a tutto ciò.

Alla possibilità di istituire nuovi Consigli di Frazione la commissione ha preferito fare affidamento a organi di partecipazione civile già esistenti o comunque previsti da Statuto, in primo luogo le Consulte e i forum. In ogni caso si è lamentato il fatto che in pressoché qualsiasi attività o evento amministrativi aperti al pubblico (commissioni, consigli, convegni, consulte, forum e chi più ne ha, più ne metta) l’assenza della cittadinanza è generalizzata. Il disinteresse per la politica è trasversale e chi si nota sono sempre gli stessi volti, le stesse persone che militano in associazioni o partiti locali. E qui, secondo me, veniamo al punto. Perché anche pro Lombardia Indipendenza avverte e sperimenta su di sé questo atteggiamento della cittadinanza: una disaffezione alla politica nel senso più alto del termine, ovverosia alla gestione partecipata della cosa pubblica. Lo Stato italiano, le sue istituzioni, il suo modo di far politica a cui ha abituato e assuefatto la popolazione, distaccato e signorile, corrotto e altezzoso, ha fatto prevalere l’idea che la politica sia «una cosa schifosa, che fa male alla pelle», parafrasando una canzone di Giorgio Gaber.

Il superamento di questa condizione alienante di inferiorità del cittadino può avvenire soltanto attraverso un percorso, ovvero quello del recupero della sovranità. Come indurre la cittadinanza a riacquisire i suoi diritti che le spettano, che le sono suoi di natura come già avevano supposto e dimostrato i giusnaturalisti di un tempo? Perché i cittadini non partecipano? Non esistono consulte o forum che tengano: finché i cittadini non decidono, non faranno sentire la loro presenza e, quindi, non eserciteranno la loro sovranità, preferendo delegarla in ogni e qualsiasi caso. La cittadinanza parteciperà se, partecipando, constaterà che deciderà. Il nostro percorso in favore della democrazia diretta a Gussago non fa che andare verso questa direzione. L’obiettivo ideale è quello di una fusione armoniosa di democrazia rappresentativa e democrazia diretta per l’amministrazione partecipata e condivisa del territorio e di chi lo abita.

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