TV antifascista? Magari!

Una provocazione? Può darsi. Certo è che vedendo e ascoltando quanto si va blaterando in RAI mi sento alquanto a disagio. Un disagio compassionevole per chi blatera ovviamente, di sicuro non per me stesso. Sì perché un po’ di confusione – e un po’ tanta a dire il vero – pervade le infelici menti di coloro che vanno ostentando a gran voce di essere antifascisti, specie quelle di taluni giornalisti (senza offesa per il settore) che a mio modesto avviso potrebbero benissimo far pubblicare le loro panzane su “Il Popolo d’Italia” o “Gerarchia”, qualora tali testate venissero ancora smerciate nelle edicole sotto casa. D’altra parte la moda di predicare di essere una cosa, per poi dimostrare a conti fatti di esserne un’altra (anzi, l’opposto!), è tipica dell’italiano medio nel senso più ripugnante del termine, ovverosia di quel rappresentante di una massa acritica sempre pronta a osannare lo Stato, la (pseudo) nazione italiana e il suo drappo tricromo.

Tutto nasce dopo aver visto (su Youtube) un insulso servizio giornalistico del 21 maggio, autentico capolavoro di propraganda da regime da quattro soldi (sì, quelli del Canone). Lo show è offerto da “La vita in diretta” di Raiuno, uno di quei programmucoli televisivi che intrattengono con argomenti i più svogliati immaginabili i pomeriggi di migliaia e migliaia di donnette casalinghe, vecchietti in pensione e chi più ne ha, più ne metta. Tra principesse incinte, vips innamorati e cani abbandonati, la redazione RAI ha avuto la bella e furbesca pensata di inserire nella scaletta un servizio giornalistico effettuato a Meran durante il Unabhängigkeitstag, la giornata per l’indipendenza del Südtirol, organizzata sabato 18 maggio da partiti e associazioni nuove e meno nuove, quali Freiheitlichen, Südtiroler Freiheit, Bürger Union, Team Artioli, Heimatbund, il sindacato Asgb e la storica e ambigua SVP (note le sue istanze autonomistiche e ancor più noto il suo fedele legame con la politica romana).

La giornalista inviata dalla redazione a seguire la manifestazione si relaziona mediaticamente all’evento in corso in un modo che definirei paradigmatico. Il suo atteggiamento è cioè tipico di un giornalismo da regime, espressione di media ideologizzati in senso nazionalistico (va da sé che si può essere benissimo nazionalisti di una nazione che non esiste). In questi casi, per prima cosa, si cerca di ridimensionare il fatto in sé. Solitamente o si danno dati fasulli, specie numerici per quanto riguarda la partecipazione popolare, o non li si danno affatto e si preferisce sminuire il significato dell’evento. E qui le modalità sono tante e ci si può sbizzarrire. Ecco allora che il Unabhängigkeitstag diventa una manifestazione puramente folkloristica e, visto che ci siamo, il suo nome ufficiale non lo si traduce affatto, onde evitare di rendere troppo palese la parolina “indipendenza” che provoca sempre attacchi pruriginosi all’Italietta turrita. Dopodiché guai a pronunciare Meran per Merano, Bozen per Bolzano e soprattutto Südtirol per Alto Adige! Si sa, i cambiamenti di toponomastica sono sempre altamente significativi, specie per comprendere le reali intenzioni (spesso dispotiche) di chi li impone.

La TV di regime non dimentica poi di burlarsi delle persone in sé e non solo della loro lingua, presentata come incomprensibile senza per questo incolpare la propria immensa inettitudine. I partecipanti sono allegri uomini, donne e bambini di paese, montanari forse un po’ felicemente ignorantelli, sicuramente rozzi. Ci sono profonde e professionali interviste fatte di sfuggita che riescono ovviamente a provare tutto ciò! Più verosimilmente credo che risulti impossibile a chiunque elaborare un pensiero articolato e troppo complicato quando di fronte si ha l’espressione ricercata da ebete totale di un’intervistatrice prevenuta.

Un servizio televisivo che è di una bruttezza agghiacciante di per sé. Già: il colmo è che questi media ideologizzati nemmeno riescono a fare bene il loro lavoro! L’inviata si dimostra capace persino a contraddire il proprio compito denigratorio. In un caso la poveretta se ne esce dicendo che i sudtirolesi vogliono recuperare la loro cultura, le loro tradizioni, provando così non solo che il Südtirol ha una sua propria identità specifica, ma anche che qualcuno questa identità gliel’ha tolta; in una seconda occasione, esilarante invero, sempre la stessa giornalista riferisce che – e cito testualmente – «Gli Scützen un tempo difendevano le valli dagli aggressori, Italia compresa». Almeno qualcuno lo dice! Sul fatto che l’Italia sia stata (ed è) uno Stato aggressore, tanto per i sudtirolesi quanto per i lombardi, mi trova più che concorde.

A voler essere sintetici, il denominatore comune di ogni espressione mediatica di regime nazionalista come è quella italiana è in questi casi uno soltanto: cercare in tutti i modi di non affrontare frontalmente la questione, di non penetrare a fondo il tema indipendentista e preferire, al contrario, sbeffeggiarlo, trattarlo con sarcasmo, ridurlo a minimi termini o, nei casi più estremi, falsarlo e tacerlo.

Ora – perdonatemi l’intrusione – mi domando in conclusione: ma la Rai e in genere tutto ciò che c’è di pubblico nello Stato italiano, non è antifascista per Costituzione? Non parlo solo della celebre XII Disposizione tesa a vietare qualsiasi apologia del fascismo, ma mi riferisco a tutta la carta costituzionale, antifascista di per sé, che è poi fondamento di ogni espressione del pubblico nello Stato italiano. Quello che ho visto e sentito in questo video, vero rigurgito della TV pubblica, è più fascista di un sabato ginnico al Foro Italico. Mi piacerebbe davvero sapere e conoscere cosa pensano e cosa fanno tutti i paladini dell’antifascismo e i ‘benigni’ difensori della Costituzione organizzati in associazioni le più disparate possibili. Evidentemente si riempiono la bocca di tante belle parole, per finire poi stupiti a terra morti di fame. Eccolo nuovamente riemergere in fin dei conti l’italiano medio di prima, con vuote parole sulle labbra e del tutto assuefatto ad accettare supinamente ogni cosa che il dio-Stato gli appioppa, compresa una subdola e nemmeno poi tanto velata propaganda di regime in TV che di fascita ha ben più di quanto appaia a prima vista.

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