Il cappio di stabilità

L’altra sera si è convocato a Gussago l’ultimo consiglio comunale di questo caldo luglio. In stringata sintesi, l’assemblea ha approvato senza vistose ed eccezionali novità il piano socio-assistenziale e quello per il diritto allo studio relativi al biennio 2013/2014.

In principio, non mi era sembrato opportuno dedicare un articolo in merito, data la quasi immutabilità delle iniziative intraprese dall’Amministrazione rispetto agli anni precedenti. Certo, qualche minima modifica è stata introdotta, dal momento che è sotto gli occhi di tutti come una più larga parte della popolazione gussaghese è costretta a ricorrere all’assistenza comunale per far fronte a bisogni che le crisi economica e del lavoro attuali hanno generato (ma a tutto ciò quanto negativamente ha contribuito lo Stato italiano con la sua immane spesa pubblica, con le sue tassazioni asfissianti, con il suo autoritarismo centralista solo per dirne alcune?). Da segnalare, poi, l’assoluta mancanza nel nuovo piano scolastico di iniziative per la promozione della cultura, della lingua, della storia locali, che come movimento politico indipendentista avevamo non solo auspicato, ma anche consigliato direttamente agli amministratori.

Tralasciate queste due osservazioni, dicevo che non avrei ritenuto necessario scrivere appositamente un articolo, se non fosse stato che questa mattina mi capita di leggere una notizia che cade proprio a fagiolo.

Come da regolamento, all’apertura della seduta consigliare, prima di procedere con l’o.d.g. stabilito, viene lasciato spazio ai consiglieri per eventuali interventi, mozioni e quant’altro. Un consigliere di minoranza pone l’attenzione sulla pericolosità di un incrocio nella frazione di Navezze, dove nei giorni scorsi un incidente ha rischiato di trasformarsi in tragedia. La risposta del Sindaco – una risposta che poteva benissimo essere quella di tutti – è stata che la soluzione ci sarebbe, ovvero il completamento della strada che già parzialmente aggira dall’esterno l’abitato succitato. Peccato che la costruzione dell’ultimo tratto risulti essere praticamente impossibile a causa dei vincoli imposti dal Patto di stabilità. E il Sindaco se n’è lagnato (giustamente).

Eppure c’è chi di questi problemi se ne fa un baffo, anzi! si trova ad avere uno Stato che con un colpo di spugna risolve tutte le magagne, lasciando con ogni evidenza ad altri (lèggasi noi Lombardi) l’onere di sbrogliare la matassa a suon di danari. Bene, è notizia odierna che questo lunedì la Corte Costituzionale ha pronunciato la sentenza che revoca a tutti i comuni siciliani le sanzioni dovute allo sforamento del Patto di stabilità. Due pesi e due misure. Eh già, ma perché? Perché laggiù son più belli? Lasciamoglielo pure credere e che ménino vanto, se ne hanno voglia. No, il perché sta in quel caro (e non nel senso affettivo del termine) sistema-Italia che pur di salvaguardarsi, che pur di mantenere in vita clientelismi, assistenzialismi, connivenze mafiose, masse di impiegati statali e para-statali, non fa sconti sull’utilizzo di tutti i mezzi a sua disposizione (lo Stato-leviatano che tutto può). Questo il sistema-Italia lo può fare perché sa che la Lombardia in primis continuerà a pagare e starà zitta. Ora si dirà: allora i Lombardi sono proprio dei somari! Be’ sì un po’ lo sono visto che non è indispensabile avere una mente eccelsa per capire il raggiro e il furto legalizzato a cui la Lombardia è sottoposta da decenni e decenni. Ma non è tutta colpa loro: spezzo una lancia a favore del mio popolo. Se l’idea di indipendenza poggia nella sua più profonda essenza sull’unità culturale della Lombardia e non sul peculiare (malato) rapporto economico che questa regione ha con lo Stato, è perché quest’ultima condizione è conseguenza diretta del processo di alienazione culturale che l’Italia ha intrapreso già da un secolo e mezzo a questa parte. I Lombardi pagheranno perché non sanno di essere Lombardi, perché si immaginano che così deve essere, perché così è stato insegnato loro di fare da generazioni.

Ora mi chiedo: il comune di Gussago continuerà a rispettare ligio il Patto di stabilità? Con tutta probabilità e con immenso sconforto ho paura di sì, giacché l’alienazione culturale farà il suo sporco lavoro come fa un tarlo che dall’interno rode anche il legno più prezioso. Qui occorre una radicale disinfestazione delle menti e per cominciare non sarebbe male una presa di posizione decisa e allargata delle Amministrazioni comunali lombarde contro il Patto di stabilità e, nelle più illuminate prospettive, contro lo Stato italiano.

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