L’ultima questione veneta e l’indipendentismo

Certe vicende attuali non possono non indurre a inevitabili riflessioni in seno all’indipendentismo, veneto o lombardo che sia. La notizia è del 2 aprile 2014: un blitz dei carabinieri del Ros ha arrestato 22 cittadini veneti con l’accusa di aver messo in atto «varie iniziative, anche violente, per ottenere l’indipendenza del Veneto». Gli indagati sono in totale 51, mentre le perquisizioni 33. Che dire di tutto questo? Due osservazioni principali: in primo luogo lo Stato italiano comincia a gettare la maschera, un tempo debitamente corroborata dal buonismo cattolico, ora sempre più fragile e sottile come un cristallo. D’altra parte, si capisce fin da subito quale sia la linea che ogni indipendentismo deve seguire. O, meglio, che non dovrebbe affatto seguire, per non dare allo Stato italiano esattamente quel pretesto che cerca per soffocare e annientare sul nascere l’esercizio del diritto naturale di auto-determinazione.

L’Italia ha un timore malcelato, una paura recòndita, da sempre conosciuta e da sempre tenuta a bada. Ha cercato e cerca di non farci caso, così come avviene con le persone, quelle costantemente insicure di sé, quelle che, benché raggiunta l’età adulta, sanno di non aver chiuso il cerchio attorno a sé e cercano in tutti i modi di non darlo a vedere. Quando l’oggetto di questa paura viene allo scoperto, quando il tallone d’Achille è apertamente svelato, scatta la reazione violenta, scatta l’istinto dell’annientamento altrui. La paura mortale dell’Italia è apotropaicamente allontanata nell’art. 5 della sua Costituzione, che così recita: «La Repubblica, [è] una e indivisibile…». Si pensa che scrivendolo il problema non si ponga più, ma la paura resta, eccome se resta: non poteva essere più evidente di così. Il problema è che lo Stato italiano è artificiosamente unito. La nazione italiana non esiste e siccome non esiste si è rivelata un’inevitabile necessità sancire per legge il contrario: pena, offrire alla prima occasione utile il fianco scoperto agli indipendentismi. Tuttavia, giacché la legge è come il sabato ed è essa fatta per gli uomini e non viceversa, c’è sempre chi, questa legge, non la ritiene giusta e la considera un vincolo alla libertà. E qui veniamo alle vicessitudini attuali.

In Veneto, al contrario di quanto avviene in Lombardia, il sentimento e il pensiero indipendentista è indubbiamente più diffuso tra la cittadinanza. Le potenzialità sono notevoli e le possibilità di intraprendere con un passo più spedito rispetto a noi lombardi un percorso che conduca all’effettiva sovranità politica sono elevate. Eppure i Veneti – come si suol dire – riescono sempre a mandare tutto a ramengo. E lo Stato italiano (giustamente, per interesse suo) ne approfitta.

Il problema non risiede nel fatto che l’indipendentismo veneto è rappresentato da più movimenti o partiti. Tutto ciò è, anzi, un vantaggio tattico, perché tale pluralismo favorisce una diffusione più capillare sul territorio del sentimento indipendentista e incentiva e non atrofizza, al contempo, la riflessione politica. Il mito di un unico partito “veramente” indipendentista ha portato all’esperienza disastrosa, controproducente e devitalizzante della Lega Nord: un partito che si è rivelato essere da tempo lo strumento dello Stato italiano per convogliare (e quindi controllare e tenere a freno) ogni istanza indipendentista, coscienziosa o svogliata che fosse. A causa della Lega Nord, i Veneti, così come i Lombardi o i Friuliani (per citare solo alcuni dei popoli interessati al fenomeno) si son visti sfumare sotto gli occhi un ventennio, durante il quale si poteva al contrario intraprendere un serio percorso sovranista. Il problema, quindi, non è la supposta divisione, come vogliono far credere taluni per proprio interesse. Il problema è la mancanza di una strategia. Occorre avere costantemente in mente come raggiungere l’obiettivo e lavorare di concerto verso quella direzione, lungo quel tragitto.

A volte, si sa, le tattiche possono rivelarsi errate. È normale che si sbaglia. Se si è prudenti e si ha consapevolezza di quel che si sta facendo, si è anche capaci di risollevarsi alla svelta da brutte cadute e riprendere dunque senza troppe difficoltà la strada maestra. In certi casi, tuttavia, le tattiche errate rivelano la completa assenza di una strategia di supporto. È il caso veneto.

Mi chiedo quale tara abbia impedito ai veneti arrestati di capire la più totale inutilità delle loro azioni. E c’era anche un celeberrimo precedente storico a far loro da monito! Prendendo come veritiero ciò che la stampa afferma in quest’ore (non che mi stupirei se lo Stato italiano avesse creato ad hoc il frangente: la peggior paura stimola anche l’ingegno più perfido), interroghiamoci: al Veneto che desidera l’indipendenza politica cosa sarebbe servito un trattore rivestito di quattro lamiere, mezza dozzina di schioppi, la cooperazione di “realtà indipendentiste” campane e siciliane? Diciàmocelo: un bel nulla! Un Tanko non fa l’indipendenza, un popolo sovranista sì. Grazie a questa stupida (perché questo è: semplicemente stupida) iniziativa, in primo luogo lo Stato italiano ha trovato il pretesto per infliggere con la forza della coercizione poliziesca un colpo all’indipendentismo veneto. Nei giorni e nelle settimane a venire i media italiani cavalcheranno l’onda, assoceranno l’indipendentismo veneto tout cour al ricorso della violenza politica, fomenteranno l’indignazione del cittadino medio e non lesineranno convenzionali elogi nei confronti delle istituzioni di Stato e delle Forze armate con tanto di tricolore ostentato a destra e a manca dal tubo catodico. D’altro canto, la vicenda non fa che favorire chi predica bene e razzola un gran male. Il segretario del partito italiano della Lega Nord ha immediatamente abbaiato contro la reazione poliziesca dello Stato italiano. Noncurante della stupidità (e sia pure anche della gravità politica) delle azioni dei venetisti arrestati, Salvini approfitta della situazione per ridare alla sua formazione politica quella pàtina pseudo-indipendentista, utile per raccattare (forse) qualche voto in più in vista delle prossime elezioni europee.

Ai Veneti a cui sta a cuore la libertà del proprio popolo estendo l’invito a una profonda riflessione sulla strategia da adottare per guadagnarsi l’indipendenza. Il mio personale consiglio – per quel che può valere, da semplice attivista quale sono – è al momento attuale il seguente: agire con mezzi non violenti, convincere informando a livello locale i cittadini della convenienza e della necessità dell’indipendenza, tentare l’inserimento democratico nelle istituzioni dal basso verso l’alto, dal Comune ai Consigli provinciali e regionali, intavolare riflessioni sul futuro politico, sociale, economico, istituzionale del nuovo eventuale Stato sovrano e fare tutto ciò tenendo presente come obiettivo finale un referendum a favore o contro l’indipendenza.

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