#ILPROIBIZIONISMOAMMAZZA

Il seguente articolo non è il tentativo di approfittare di una disgrazia per fare demagogia o peggio propaganda, ma il tentativo di cogliere un momento in cui l’opinione pubblica è sensibile, per affrontare in modo ragionevole un problema complicato con un punto di vista alternativo, più consapevole e costruttivo.

Nemmeno vogliamo convincer chicessià di questo punto di vista, piuttosto avvicinare chi già pur senza averlo ancora razionalizzato, condivida analisi e ragionamenti.

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A prescindere delle responsabilità dirette, i recenti fatti di cronaca hanno puntano i riflettori sul degrado e l’illegalità nella quale versa da anni la “mandolossa”.

Come è possibile che questa situazione sia acettata dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine, dalla società?

Già, anche dalla società, perchè a prescidnere dalla momentanea indignazione generale, la “mandolossa” è a tutti gli effetti entrata nell’ideale Bresciano come sinonimo di zona franca: barzellette, canzoni, persino magliette hanno celebrato la famosa zona che si affaccia sui comuni di Brescia, Gussago e Roncadelle.

Ma come si è arrivati a questa situazione?

Se risulta semplice comprendere i vantaggi logistici della zona che hanno attratto un certo tipo di attività, prima di cercare altre responsabilità specifiche è bene tenere in considerazione che tale situazione non è prerogrativa di Brescia, ma ogni città di una certa dimensione presenta zone con lo stesso tipo di degrado.

Se in tante realtà, a prescindere dalle scelte, dall’orientamento politico e dalla volontà diegli amministratori locali, in diversi periodi storici, si sono sviluppate queste situazioni, è possibile individuare delle responsabilità specifiche? Vi sono dei modelli ripetitivi che aiutano nell’esercizio?

Rispondere non è possibile; ogni qualvolta un caso di cronaca come quello di questi giorni attira l’opinione pubblica, la necessità di cercare a tutti i costi un capro espriatorio, culturalmente radicata in Italia, porta a rispondere alla domanda in modo superficiale, additando come responsabile il sindaco di turno, le forze di polizia, l’immigrazione; enfatizzando oltremodo la sensazione di insicurezza, e proponendo improbabili paragoni con situazioni ben più gravi.

(N.B. Richiamare alla mente situazioni estreme come possibile scenario non fa certo bene, oltre che al morale, alla capacità di valutazione ed allontana dalla verità: La realtà non la si analizza emotivamente, sopratutto se la paura inibisce l’analisi critica).

Non ci interessa avviare una caccia alle streghe ma capire la situazione, quindi torniamo alla domanda originaria: Come si è arrivati a questa situazione?

Sarà lo stile di vita, i ritmi sempre più veloci, l’abitudine agli stimoli esterni, ma ai bresciani (e non solo ovviamente) piacciono le emozioni forti. Facciamocene una ragione. Cercando un’attenuante potremmo dire che la mentalità che vada per la maggiore sia “Work hard, Enjoy harder”.

Rispolverando lo scontro generazionale potremmo dire che i tempi e la società siano peggiorati, ma sarebbe una errore intellettuale: negli ultimi anni si è ad esempio visto recuperare uno dei quartieri più compromessi del centro che oggi vive di vita nuova (e nuovi anche i problemi), ma che si è contraddistinto nel passato per gli stessi fenomeni che oggi vediamo in mandolossa (pur più accentuati ed esposti).

Partiamo da un postulato: il proncipale stimolo all’Offerta è la Domanda.

Evidentemente se non vi fossero clienti sparirebbero anche spacciatori e prostitute. Inoltre è pur vero che la domanda può essere stimolata (Steve Jobs docet), fatto sta che l’offerta segue con la domanda, ma non viceversa: se riduci la domanda si ridurrà anche l’offerta, mentre se si riduce l’offerta la domanda tende ad aumentare.

E’ possibile ridurre la domanda fino ad eliminare il fenomeno?

Credo che nessuno possa dimostrarlo, ma credo anche di NO. A prescindere da cosa stimoli tale domanda, non serve interpellare un antropologo per osservare che nelle pratiche religiose, a scopi terapeutici o semplicemente per ricreazione, l’umanità si droga dal paleolitico, forse prima;

Per quanto riguarda la prostituzione, se viene definito il lavoro più vecchio del mondo, dovrebbe quanto meno evidenziare che sia pure un qualcosa di cui non ci si può pensare di liberarsi tanto facilmente.

Pensare ad un mondo senza droga e prostituzione per coercizione statale è un utopia, va contro la natura dell’uomo di sperimentare e fare esperienze.

Tutto questo ragionamento per arrivare alla considerazione analizzata da molti professionisti in grado di argomentare molto meglio di me per cui NON SI COMBATTE IL PROBLEMA DELLA DROGA E DELLA PROSTITUZIONE CON LA REPRESSIONE ED IL PROIBIZIONISMO.

argA prescindere dalle capacità e dalla volontà dei funzionari e delle istituzioni pubbliche, arrestato lo spacciatore, un altro prenderà il suo posto; Bloccate e supervisionate un determinato luogo di spaccio, e a breve se ne creerà un’altro a qualche km di distanza; togliete le prostitute dalle strade e le troverete su internet; chiudete i centri massaggi e riceveranno negli appartamenti.Le istituzioni conoscono bene l’inefficacia della legge in certi casi, e dopo anni di lotta più o meno convinta ma sempre senza risultati soddisfacenti, il compromesso è stato trovato nel contenere le situazioni di degrado in zone facilmente monitorabili, lontane da zone residenziali. Creare una zona franca permette di circoscrivere il fenomeno e limitarne i danni.

Ecco perchè la vita alla mandolossa è proseguita nell’illegalità alla luce del sole.

Sebbene non avvenga con incontri tra esponenti, e azioni pianificate, questo atteggiamento permissivo e ipocrita crea una sorta di compromesso e quindi di collaborazione tra istituzioni e la delinquenza organizzata, che può degenerare in vere e proprie collusioni qualora i funzionari siano meno integerrimi, che si sentiranno giustificati dall’attenuante che tanto un compromesso andava trovato.

COMBATTERE LA PROSTITUZIONE E LA DROGA NON HA POSSIBILITA’ DI RIUSCITA, combattere i problemi contingenti è l’unico strumento per stabilire un equilibrio che tuteli gli individui.

Creare dei canali legali toglie risorse a quelli illegali.

Il mondo sembra avere compreso questo meccanismo ed i paesi più moderni hanno già iniziato a regolamentare prostituzione e droghe, per lo meno quelle leggere; molti i paesi in cui sono state istituite zone adibite al consumo di determinate sostanze ed alla prostituzione.

Ovunque ci si è aperti a tale approccio nessuno è mai tornato indietro (a parte forse la Svizzera che si era spinta molto oltre con l’apertura delel “case del buco”).

Grazie probabilmente ai social network, ad un nuovo modo di informarsi anche on-line, a battaglie di varie associazioni di cittadini, oggi anche nell’arretrata italia (da un punto di vista del senso civico) se ne parla sempre con più insistenza; molte iniziative, civiche o politiche, parlano di rivedere la legge merlin e regolamentare il commercio di cannabis.

A questo punto l’approccio con cui ci si prepara a legiferare è di vitale importanza. Se si rilega tutto ad un mero discorso tributario, ovvero la possibilità di applicare delle tasse per fare cassetto e ripinguare le casse dello stato, si disinnescheranno gli effetti positivi e si avranno solo conseguenze negative. Lasciando gestire direttamente la riscossione e gestione dei tributi allo stato centrale, anche i soldi raccolti in questo modo finiranno nel colabrodo burocratico assistenzialista e colluso che è lo stato Italiano. Ricordate cosa è successo con i tributi contestati ai gestori delle slot? Multa condonata.

Chi scrive è ideologicamente contro l’interventismo statale nelle questioni morali, e trova un grave soppruso l’attitudine delle istituzioni di sfruttare le debolezze o le necessità di un individuo solo per fare cassa.

La guerra alla droga fallisce ogni giorno, ma se l’emancipazione delle professioniste del sesso ha già occupato i salotti della TV e l’attenzione di qualche politico (per quanto speculativa), legalizzare l’uso di sostanze è ancora un tabù per molti, sopratutto per le sostanze pesanti.

La regolamentazione potrebbe trovare il giusto compromesso, che ridurrebbe il fenomeno al punto da distruggere intere associazioni mafiose: Iniziare ad affrontare il fenomeno del consumo come problema medico anzichè penale; creare un canale di consumo legale; affiancare gli utenti da assistenti sociali, fare informazione matura fin dalle scuole (matura e aggiornata, non i luoghi comuni e le imprecisioni che i genitori dicono ai figli che finiscono ad avere gli effetti opposti da quelli desiderati e farli sentire immortali).

Individui istruiti, consapevoli e coinvolti, difficlmente alimentano situazioni di disagio, anche qualora decidessero di usufruire di sostanze stupefacenti.

La regolamentazione, sebbene fosse auspicata dalla magggioranza dei cittadini, resterebbe opera di compromessi con gli interessi di varie minoranze e influenze, che ne inficerebbero i buoni propositi e l’efficacia.

In temi di interesse prettamente individuale, morale, etico, intimo, riteniamo che solo l’introduzione di strumenti di democrazia diretta siano il miglior compromesso per posizionare l’asticella che regola il compromesso tra sicurezza e libertà.

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