SP 19: Strada Provinciale o Pattumiera?

Basta osservare per qualche secondo in più i lati delle carreggiate della SP 19 per rendersi conto del grado di inammissibile inciviltà raggiunta dalla nostra società.
Se si prova a sostare nelle piccole piazzole d’emergenza che si aprono lungo la tangenziale nel solo tragitto compreso tra Ospitaletto e Concesio, c’è il rischio più che reale di incappare in vere e proprie discariche abusive a cielo aperto: sacchi neri oramai devastati da animali selvatici e dalle intemperie, rottami corrosi di automobili, taniche semivuote di detergenti chimici, onduline di eternit e chi più ne ha, più ne metta.
La SP 19 in quel tratto è solo un esempio di quanto si può riscontrare nelle vie e nelle strade periferiche dei centri abitati di tutta la provincia bresciana. È davvero sufficiente fare una passeggiata pomeridiana tra Rodengo, Passirano e Paderno per imbattersi in immondizia di ogni tipo abbandonata lungo fossi, campi, marciapiedi, strade sterrate di campagna.
Si tratta di una inciviltà a doppio senso, che danneggia chiunque.

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RESPONSABILITA’ INDIVIDUALI
Anzitutto, dimostrano inciviltà i cittadini. Posto che il concetto di inquinamento ambientale sia oramai assodato e chiaro a tutti, cosa può spingere ancora un cittadino ad abbandonare immondizia in questo modo? Di certo non si può addurre una giustificazione economica: non c’è ombra di guadagno nel compiere un’azione del genere e neppure un risparmio, dal momento che recarsi alle isole ecologiche non implica al cittadino nessun costo aggiuntivo. Inoltre, così come ci si adopera per caricare la propria automobile di immondizia per abbandonarla nell’ambiente, non si vede perché allora non recarsi presso gli appositi centri di raccolta.

RESPONSABILITA’ ISTITUZIONALI
L’inciviltà la dimostrano tuttavia anche le istituzioni locali che non hanno piani di intervento ne di dissuasione.
È inutile vantarsi di aver raggiunto ragguardevoli livelli di differenziazione dei rifiuti, se poi nelle periferie degli stessi Comuni si assiste a uno spettacolo sconsolante di inquinamento ambientale, di fronte al quale le amministrazioni distolgono lo sguardo.
È ingiustificabile il conflitto di competenze (se cioè nel caso della SP 19 debba essere la Provincia oppure il Comune a farsi carico della rimozione dei rifiuti). È intollerabile che si aspetti il momento dello sfalcio delle erbacce lungo le vie, per potere letteralmente tritare tutto, vegetali e rifiuti assieme, senza una raccolta preventiva di questi ultimi.

COSA POSSONO I CITTADINI CIVILI?
Nei mesi scorsi abbiamo ascoltato i media proporre servizi e talk show con politici interrogasi circa problematiche ambientali con impatti importanti su larga scala, quali riscaldamento globale prima, con il meeting internazionale a Parigi, e del sempre attuale blocco del traffico piu recentemente.
Esperti divisi, valutazioni empiriche inaffidabili e sensazioni contraddittorie lasciano molti dubbi circa i margini ed eventuali metodi di azione per ristabilire l’equilibrio. Nel primo caso si fanno proiezioni a distanza di decine di anni quando le previsioni meteo non si azzardano ad andare oltre pochi giorni, nel secondo sembra che i blocchi di per se ottengano poco, lasciando sempre alla provvidenziale pioggia pulire; anche quando si parla di motori elettrici si dimentica che se proposti fine a se stessi spostano solo più lontano dallle città l’inquinamento ma non lo riducono, e quando si parla di energie rinnovabili si trascurano alcune controindicazioni, infatti fra qualche hanno ci troveremo altri rifiuti speciali da smaltire (pensate ai pannelli fotovoltaici).

Un quadro che pur evidenziando le difficoltà non deve lasciarci nel pessimismo di essere completamente impotenti e vittime della fatalità.
Discuisire sui massimi sistemi sposando una o l’altra opinione ha come fine pratico solo l’esercitazione dialettica, temi complessi frutto del convergere di milioni di sensibilità non lasciano margini di azione per la loro comprensione e soluzione.

THINK GLOBAL & ACT LOCAL?

Non esiste alcuna cosa giusta da fare se non quella fatta col giusto approccio:

– Chiedere di ridurre le produzioni solo alla parte produttiva del mondo (le cui popolazioni vivono spesso ancora sotto il livello di povertà) è inutile se parallelamente non si riducono i consumi e le inefficienze anche della parte abbiente del mondo (a meno che si faccia leva su un problema ambientale per fini politici).
– L’industria automobilistica e le norme che la regolamentano sembrano più orientate a promuovere un ricambio indotto in un mercato tanto saturo quanto strategico come quello delle automobili piuttosto che promuovere veramente una coscenza ambientale.
– Acquistare Km0 non garantisce genuinità se a Km1 vi è una falda inquinata.
– Raggiungere l’80% di raccolta differenziata non da benefici ambientali se smaltiamo i rifiuti urbani e speciali anche dall’australia.

La natura è di fatto uno strumento nelle mani dell’umanità che va gestito al meglio, senza voler sostener le battaglie ambientaliste di chi si illude che la natura sia un termostato che si possa regolare sui 20°C costanti, o che tutte le manifestazioni naturali siano una punizione per uno stile di vita sbagliato, o che il progresso vada negato perchè attenta appunto alla natura, riteniamo che un esame di coscenza vada fatto intimamente da ciascun individuo: Valutare meglio le conseguenze delle proprie azioni quotidiane, concentrarsi su ciò su cui possiamo agire, avendo cura nel nostro piccolo di alimentare quei comportamenti e atteggiamenti virtuosi.
All’amministratore comunale che chiude un occhio sugli scarichi della fabrichetta dell’amico che non sono a norma, corrisponde un automobilista che butta un pacchetto vuoto dal finestrino, danni diversi per posizioni diverse alimentati dallo stesso l’atteggiamento.
Se nel nostro piccolo non ci preoccupiamo di comportarci civilmente, risulta ipocrita pretendere che altre categorie facciano diversamente in virtù del ruolo che ricoprono. Dobbiamo cercare la responsabilità a tutti i livelli, e lavorare per una educazione civica pronendo più buoni esempi e meno burocrazia.

Come movimento indipendentista che promuove l’autodeterminazione e la gestione della cosa pubblica tramite strumenti di democrazia diretta, confidiamo che entrambi i punti fondanti del movimento concordino nel creare le condizioni di crescita civica della società: la possibilità di partecipare alle scelte rende le stesse più facilmente acettabili e assimilabili, porta a maggior consapevolezza e allo sviluppo del pensiero critico, del ragionamento razionale (ciò che è di per se) e dell’opinione (ciò che è per noi), della sicurezza e della libertà; la rappresentanza del territorio ed una partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica disinnesca l’allienazione e l’estraneazione della massa dai problemi comuni; tanto l’individuo si identifica con la comunità, tanto l’educazione civica ne beneficia, a tutti i livelli.

La maggior vicinanza delle istituzioni facilita le proposte, l’intervento ed aumenta i margini di manovra, basti pensare alla difficoltà di accedere a fondi pr la bonifica della caffaro sebbene già la nostra comunità partecipi alla spesa statale in misura enormemente proponderante rispetto ad altre provincie o regioni con residui fiscali positivi: l’avanzamento industriale è avvenuto anche a scapito delle risorse naturali investite per lo sviluppo economico, sarebbe giusto che l’intero paese, che ha beneficiato di tale ricchezza, si accolli le spese per riparare ai danni.

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