LOCAL TAX: l’ultima arma a doppio taglio dello Stato italiano.

Per l’anno a venire si prospetta una novità sul piano dei contributi. Lo Stato italiano è riuscito ancora una volta a partorire una “perla” che graverà tuttavia come un macigno sugli Enti locali (e se parliamo di fisco, be’, va da sé che i primi a farne le spese saranno quelli lombardi): stiamo parlando della LOCAL TAX (che chic questi inglesismi! lo zuccherino dei media per far ingoiare meglio ai cittadini pillole amare come il fiele). La nuova tassa con tutta probabilità entrerà in vigore nel 2015 e sarà approvata contestualmente con la Legge (hanno avuto l’accortezza di non chiamarlo più “Patto”!) di Stabilità, il cui iter parlamentare prenderà avvio il prossimo 27 novembre. In merito il delegato al fisco locale dell’ANCI, Guido Castelli, ha di recente affermato: «Con questa Legge di Stabilità, il 2015 per i Comuni sarà un anno terrificante». Una dichiarazione debordante di consolazione.

Mascherata come la panacea che finalmente, dopo tanto discutere, darà piena “autonomia” agli Enti locali in materia fiscale, a ben guardarla la Local Tax appare più come un’opportunità data ai Comuni di scegliere se assumere la cicuta per endovena o per via rettale. Il Presidente del Consiglio, in occasione della XXI Assemblea ANCI tenutasi a Milano tra il 6 e l’8 novembre, ha annunciato alla platea: «L’autonomia che vi propongo è organizzativa, vi diamo degli obiettivi e poi voi fate come vi pare, è evidente che poi ne risponderete di fronte ai cittadini». Tra le righe di questa ridondante affermazione, si cela in realtà debitamente nascosto tutto un progetto autoritario dello Stato italiano. Vedremo perché.

Osserviamo intanto in breve i punti salienti della Local Tax.

1) IMU e TASI verranno accorpate, assieme a TOSAP, imposte di scopo, di soggiorno, di pubblicità. Sarà pressoché impossibile unire a esse anche la TARI sui rifiuti, giacché i parametri di calcolo sono incompatibili quantomeno con le prime due.

2) Si retrocede in modo drastico sulle detrazioni fisse: se con la prima vecchia IMU vi era un bonus di € 200 sulla prima casa, maggiorata di € 50 per ciascun figlio a carico sotto i 26 anni, con la Local Tax si passa a € 100; con ogni probabilità scordiamoci le maggiorazioni (già scomparse, d’altra parte, nell’ultima IMU).

3) I Comuni devono dire addio e rinunciare in toto all’Addizionale IRPEF (che fruttava circa € 4,5 mld), la quale verrà incamerata dallo Stato, in cambio (forse) della cessione agli Enti locali di aliquote IMU su capannoni, alberghi e centri commerciali.

4) Il punto nodale (e dolente) sta nelle nuove aliquote comunali. Lo Stato ha di fatto aumentato le forbici entro le quali i Comuni possono intervenire (di qui principalmente la c.d. ”autonomia” di cui tanto si discute): sulla prima casa (detrazioni escluse) si va dal 2,5 al 5‰; per tutti gli altri immobili si passa da una forbice attuale che va dall’8,6 al 10,6‰ a quella che andrà dall’8,5 al 12‰.

Prima di proseguire nel nostro discorso occorre tenere a mente che la prossima Legge di Stabilità prevede che i trasferimenti dello Stato ai Comuni siano tagliati complessivamente di € 1,2 mld, ai quali si devono aggiungere 300 milioni di riduzioni di spese derivanti da provvedimenti del 2013 e del 2014; un nuovo sistema di contabilità; il mancato rifinanziamento del patto di stabilità verticale; il divieto di utilizzo degli avanzi di bilancio vincolati. Complessivamente l’ANCI ha previsto un taglio totale che si aggira attorno ai 3 miliardi di euro. E tutto questo discorso vale solo per i Comuni. Non stiamo parlando, infatti, dei tagli agli Enti regionali, ad esempio quello di 730 milioni di euro al sistema sanitario della Regione Lombardia.

In triste sintesi, i Comuni da un lato sono obbligati a rinunciare ad Addizionale IRPEF e a ulteriori trasferimenti dallo Stato; dall’altro sono costretti ad addossarsi una responsabilità che solo direttamente è loro, perché sarà pur vero che saranno i Comuni a dover aumentare le aliquote e, dunque, incrementare la pressione fiscale sui loro cittadini, ma è pur altrettanto vero che vi sono costretti da uno Stato infame. Difatti, per coprire la progressiva riduzione delle Entrate (i trasferimenti statali son passati da € 16,5 mld nel 2010 a soli € 2,5 mld nel 2013), i Comuni o non erogano più servizi di base, o saranno per forza di cose obbligati a ritoccare le aliquote aumentandole. Nell’uno e nell’altro caso, si genererà una situazione auspicata a tavolino dallo Stato: ridurre gli Enti locali a capri espiatori della morsa fiscale italiana. Un cappio ben congeniato.

A fronte di quanto sta accadendo, appaiono oltremodo ridicoli i recenti entusiasmi dei vertici dell’ANCI. Piero Fassino canta vittoria perché in virtù delle ultime trattative con il Governo si è riusciti a confermare ai Comuni gli oneri di urbanizzazione di spesa corrente. Non è che un annaspare in acque fognarie. Lo Stato non retrocede di una virgola in materia tributaria e gli Enti locali si tirano ulteriormente la zappa sui piedi: la situazione continuerà a peggiorare con sempre meno margini d’intervento futuri (anche gli escamotages più servili prima o poi finiranno, cari Sindaci!).

Con la Local Tax lo Stato italiano fa un passo in avanti verso il suo obiettivo, quello di sempre, quello innato nella sua natura autoritaria: privare i cittadini di quel già risicato margine di democrazia che ancora possono esercitare (per quanto incompiuta sia sempre stata). Uno Stato autoritario non priva mai con manovre eclatanti i suoi cittadini della democrazia, no. Uno Stato autoritario fa in modo che sia il cittadino stesso a rinunciarvi secondo una logica perversa pazientemente infusa nella sua coscienza. Se lo Stato italiano inizia (come da tempo sta già facendo) a mettere in cattiva luce, con ogni mezzo disponibile, Province, Comuni, Regioni e tutti gli Enti locali e amministrativi, fuorché se stesso; se, dopo averli messi in cattiva luce, fa in modo di addossare su di essi la responsabilità di ogni malversazione a carico dei cittadini, allora diventerà davvero un gioco da ragazzi eliminare gli Enti locali, proseguire sulla strada di un centralismo assoluto e annullare ogni significato e valore alle rappresentanze locali senza eccessive opposizioni e con addirittura il beneplacito dei cittadini. Si tratta di una campagna di odio ben indirizzata e oramai avviata a pieno regime. Ricordiamo le Province, che né son state sciolte come promesso (con l’illusorio pretesto di un taglio alla spesa pubblica), né d’ora in avanti saranno più eleggibili dai cittadini; ricordiamo l’auspicio del pres. campano Caldoro di abolire le Regioni (dic. 2013); ricordiamo la celebre bacchettata del pres. Renzi «le Regioni hanno qualcosa da farsi perdonare» (ott. 2014).

La Local Tax è, dunque, un’arma a doppio taglio e i Comuni sono le sue vittime sacrificali. Gli Enti locali son privati di risorse e vengono condannati alla gogna, dati in pasto a cittadini esasperati e poco informati. Fatta franca ancora una volta, lo Stato italiano gioisce e coglie due piccioni con una fava: le sue casse resteranno intaccate e l’accentramento autoritario del suo potere potrà crescere senza eccessivi ostacoli.

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